1) La scienza fu il prodotto di un grande entusiasmo.
In questa prima lettura, tratta dall'opera Nascita delle societ
scientifiche di Paolo Rossi viene sottolineato l'entusiasmo morale
e religioso che spinse Bacone e gli altri alla grande rivoluzione
scientifica: migliorare le condizioni dell'umanit, sottomettere
la natura al dominio dell'uomo, lavorare per il progresso.
P. Rossi, Nascita delle societ scientifiche, Intr. (pagine 71-
72).

Nelle celebri pagine della Nuova Atlantide di Francesco Bacone
(1623) trov compiuta espressione, nei primi decenni del Seicento,
un'immagine della scienza e del lavoro scientifico destinata a
esercitare una influenza profonda e duratura sulla cultura europea
dei secoli posteriori. La descrizione baconiana del modello di un
collegio di scienziati e di tecnici che collaborano assieme per
il miglioramento della condizione umana e per un sempre pi ampio
dominio dell'uomo sulla natura si presentava anche come un ideale
di convivenza politica e morale. Fine della nostra istituzione 
la conoscenza delle cause e dei segreti delle cose, allo scopo di
allargare i confini del potere umano verso la realizzazione di
ogni possibile obiettivo: come gi nell'illustrazione della
caravella a vele spiegate che adorna il frontespizio del Novum
Organum (1620), la scienza appare, nella Nuova Atlantide, come la
penetrazione avventurosa, al di l delle colonne d'Ercole, in mari
sconosciuti.
Bacone si era reso conto con chiarezza che l'impresa tecnico-
scientifica era destinata a rivoluzionare il mondo moderno pi di
quanto non avessero fatto in passato le guerre e i rivolgimenti
politici, e che tale impresa comportava di necessit lo stabilirsi
di determinati rapporti fra gli scienziati e il potere politico.
La conoscenza scientifica veniva presentata da Bacone come
qualcosa di inseparabile dalle sue applicazioni pratiche, come un
mezzo per dominare la natura. E tuttavia un punto va subito
sottolineato: per Bacone, come per molti grandi esponenti della
cultura del Seicento che si richiamano al suo insegnamento,
l'utilit della scienza, la sua capacit di servire agli usi
umani non sono il fine della conoscenza scientifica, ma ne
costituiscono la giustificazione. Solo la verit, in altri
termini,  capace di dar luogo ai frutti e alle opere. La tesi
della inseparabilit di teoria e pratica (o scienza e tecnica) non
coincide affatto in Bacone e nella grande maggioranza degli
scienziati del suo tempo, con la tesi _ che  storicamente molto
pi recente _ di fini esclusivamente pratici o utilitari della
scienza. La restaurazione del potere dell'uomo sulla natura, che
si realizza attraverso la scienza e la tecnica, potr avere valore
solo se attuata in un preciso contesto religioso, politico, morale
e culturale. La liberazione dell'uomo non si realizza attraverso
la scienza e la tecnica in quanto tali (come ebbero a sostenere
nell'Ottocento alcuni esponenti del positivismo), ma solo
attraverso una scienza e una tecnica poste a servizio dell'ideale
della carit e della fratellanza, concepite come strumenti di
riscatto e di liberazione morale. L'aspra polemica baconiana
contro le insufficienze del lavoro degli empirici incapaci di
sollevarsi al livello delle teorie e contro il carattere
arbitrario delle dottrine dei razionali che disdegnano
l'esperienza e le arti meccaniche, nasceva dall'assunzione di un
ideale di contemporaneo progresso o avanzamento nella conoscenza
vera del mondo e nelle condizioni di vita della specie umana.
Scienza e tecnica, nel momento in cui si trasformano da impresa
privata e segreta di alchimisti e di maghi, in un tentativo che
coinvolge il destino di tutti gli uomini, assumono un rilievo
grandissimo per i sovrani e per gli Stati. Per fondare collegi e
accademie, per modificare la struttura delle universit e mutarne
gli insegnamenti, per fondare biblioteche e giardini botanici e
laboratori sono necessari finanziamenti e pubbliche discussioni e
provvedimenti di legge. Posto di fronte a questi problemi, Bacone
ribadisce con energia che solo il progresso dell'intero genere
umano pu costituire un fine degno per la scienza: l'ambizione di
rendere pi potente la propria patria gli appare un fine ancora
limitato ed angusto; l'ambizione di aumentare la propria personale
potenza in mezzo agli altri uomini un fine volgare e degenere. Il
fatto che scienza e tecnica siano apparse in epoche a noi pi
vicine come una sorta di attivit neutra che sembra poter fiorire
egualmente bene nelle pi diverse situazioni e nei pi differenti
regimi ed essere impegnata ai fini pi diversi (ivi compresi
quelli dello sterminio e della distruzione) non deve portarci a
trascurare la carica di entusiasmo religioso e morale, n la
particolare valutazione del significato storico della rivoluzione
scientifica che sono variamente presenti nei filosofi e negli
scienziati del secolo diciassettesimo.
P. Rossi, La rivoluzione scientifica:da Copernico a Newton,
Loescher, Torino, 1973, pagine 393-395.
